Del Prof. A. Lopukhin
Occasione e scopo della stesura dell'epistola
Nella chiesa di Corinto, come si evince dalla Prima Lettera ai Corinzi (1 Cor 1,10 e seguenti), si verificarono vari tumulti e disordini. Per porvi fine, l'apostolo Paolo scrisse la sua Prima Lettera ai Corinzi da Efeso. Questa epistola, come l'apostolo apprese da Tito, che inviò a Corinto, ebbe un effetto benefico sui Corinzi (2 Cor 7,5 e seguenti). La decisione dell'apostolo Paolo riguardo al cristiano caduto nell'incesto fu attuata e quel peccatore si pentì del suo atto. Tuttavia, lo stesso messaggero informò Paolo che i suoi oppositori – i cosiddetti cristiani giudaizzanti – non erano inattivi, ma cercavano di minare la sua autorità tra i cristiani di Corinto. Sostenevano che l'apostolo Paolo fosse debole di spirito, instabile nelle sue decisioni e quindi inaffidabile. Con questi attacchi in mente, l'apostolo scrisse la Seconda Lettera ai Corinzi.
L'Apostolo stesso parla dello scopo dell'Epistola nel capitolo 13 (v. 10). Con essa, vuole portare la chiesa di Corinto a uno stato tale da non dover dimostrare tutta la severità della sua autorità apostolica nel suo incontro personale con i Corinzi. A tal fine, cerca innanzitutto di ristabilire la sua autorità agli occhi dei Corinzi: questo è l'obiettivo principale che si prefigge nello scrivere l'Epistola. Tutto il resto serve solo come mezzo per raggiungerlo.
Contenuto dell'Epistola
La Seconda Lettera ai Corinzi, oltre al saluto e all'introduzione, si articola in tre parti. La prima parte – i primi sette capitoli – descrive la natura dell'attività apostolica di Paolo, con particolare attenzione al suo amore per i Corinzi e alla grandezza del ministero del Nuovo Testamento. Nella seconda parte – capitoli 8 e 9 – l'apostolo parla della raccolta di aiuti per i cristiani poveri. Nella terza parte – capitoli da 10 a 13 – l'apostolo si confronta con i suoi oppositori, respingendo le accuse mosse contro di lui. Qui espone anche le sue richieste ai Corinzi.
Luogo e ora di redazione della lettera
Come si evince dalla lettera stessa (2 Cor 2,13; 2 Cor 7,5; 2 Cor 8,1; 2 Cor 9,2; cfr. At 20,1), al momento della sua stesura l'apostolo si trovava in Macedonia, dove Tito lo trovò di ritorno da Corinto. La lettera, con ogni probabilità, fu scritta nello stesso anno 57, durante il quale fu redatta anche la Prima Lettera ai Corinzi (cfr. At 18,1).
Autenticità e unità dell'Epistola
Nessuno degli studiosi di critica biblica ha sollevato obiezioni serie all'attribuzione della Seconda Lettera ai Corinzi all'apostolo Paolo. Anzi, leggendo attentamente questa epistola, non vi è alcun dubbio che sia stata scritta dal grande apostolo dei Gentili, fondatore della chiesa di Corinto.
Tuttavia, la critica solleva un'obiezione particolare: si sostiene che l'epistola non rappresenti un'opera completa, ma sia composta da due o addirittura tre lettere separate dell'apostolo Paolo, successivamente unite in un'unica opera. Secondo questa interpretazione, dopo la Prima Lettera ai Corinzi l'apostolo avrebbe scritto una seconda epistola, composta dagli ultimi quattro capitoli della nostra Seconda Lettera, e poi una terza, composta dai primi nove capitoli.
Su cosa si basa questa opinione? Si sostiene che gli ultimi quattro capitoli non siano in armonia con i primi nove e che si presentino come un'opera a sé stante. I critici si riferiscono principalmente all'apparente differenza di tono. Nella prima parte, il discorso dell'apostolo è calmo, ed egli stesso si trova in uno stato d'animo spirituale elevato e gioioso; nella seconda parte, parla con fervore e grande entusiasmo. Anche la condizione dei Corinzi è diversa: nella prima parte, l'apostolo è compiaciuto di loro, mentre nella seconda la loro situazione lo preoccupa e lo turba (cfr. 2 Cor 7,14 e 12,20).
Tuttavia, queste ragioni non sono sufficienti a dimostrare una diversa datazione delle due parti. Innanzitutto, anche nella prima parte non ci sono solo lodi, ma anche rimproveri. Ad esempio, nel capitolo 6 (vv. 11-16) l'apostolo sottolinea la mancanza di amore per lui da parte dei Corinzi e alcune debolezze nella loro vita morale. Inoltre, quando nella prima parte loda la loro obbedienza, si riferisce specificamente al loro atteggiamento nei confronti di colui che era caduto nel peccato di incesto (2 Cor 7,11.14).
Inoltre, se il tono nella seconda parte è diverso, ciò si spiega con il fatto che nella prima parte l'apostolo si rivolge ai cristiani di Corinto come suoi figli spirituali, mentre nella seconda ha in mente principalmente i suoi nemici: i giudaizzanti. È quindi comprensibile che nella seconda parte si mostri più acceso e usi l'ironia nei loro confronti.
Non bisogna trascurare il fatto che una epistola così vasta non sia stata scritta tutta in una volta. È possibile che, quando la prima parte era già pronta, l'apostolo abbia ricevuto nuove informazioni da Corinto che lo hanno indotto a cambiare tono; ciò si spiega anche con il fatto che nella seconda epistola egli esorta insistentemente alla raccolta delle elemosine, e in seguito si difende dal sospetto di utilizzarle per proprio tornaconto.
Probabilmente l'apostolo venne a conoscenza di tali sospetti dopo aver già scritto i primi nove capitoli, che, tra le altre cose, trattano della raccolta delle elemosine. Non volle riscrivere questa parte, soprattutto perché l'aiuto era disperatamente necessario per i cristiani poveri. Forse pensò: "È meglio per me cadere sotto sospetto che lasciare i poveri senza l'elemosina su cui già contano!".
Infine, nella prima parte si accenna all'esistenza di tali sospetti nei confronti dell'apostolo (cfr. 2 Cor 8,16–22).
Carattere dell'Epistola
La Seconda Lettera ai Corinzi, successiva alla Lettera ai Filippesi, è particolarmente importante per comprendere la personalità dell'apostolo Paolo. Qui si manifesta la profonda umiltà dell'apostolo, la sua mitezza e la sua insolita indulgenza verso i suoi figli spirituali, e al tempo stesso una grande consapevolezza della propria dignità apostolica, che difende con tutte le sue energie contro i suoi nemici, in questo caso i cristiani giudaizzanti.
Anche dal punto di vista della presentazione, il messaggio si distingue per i suoi meriti: soprattutto per la forza espressiva, l'ironia incisiva e, in generale, per la bellezza delle figure retoriche.
Fonte in russo: La Sacra Bibbia o Commentari su tutti i libri di San Scritti dell'Antico e del Nuovo Testamento: In 7 articoli / A cura del Prof. AP Lopukhina. – 4a ed. – Mosca: Daru, 2009. / T. 7
