Il Consiglio desidera una copertura più ampia dei prodotti e maggiori poteri anti-elusione prima di avviare colloqui con il Parlamento.
La politica dell'Unione Europea in materia di emissioni di carbonio alle frontiere sta entrando in una fase più rigorosa, dopo che gli Stati membri hanno appoggiato una posizione negoziale volta ad ampliare il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBM) e a colmare le lacune che potrebbero indebolire le norme climatiche e industriali del blocco. La decisione avvia un dialogo con il Parlamento europeo su quanto Bruxelles debba spingersi nell'applicare i costi del carbonio alle merci importate, senza tuttavia creare oneri eccessivi per le imprese o i partner commerciali.
Migliori La posizione del Consiglio è stata concordata il 12 giugno. Il provvedimento estenderebbe il CBAM a determinati prodotti a valle realizzati con input ad alta intensità di carbonio, in particolare beni che utilizzano ferro, acciaio e alluminio. Rafforzerebbe inoltre le misure antielusive, comprese le norme volte a impedire alle imprese di eludere i costi del carbonio attraverso modifiche alla classificazione del prodotto, al percorso di produzione o alla struttura produttiva.
Per i responsabili politici dell'UE, il dossier non è più solo una misura climatica. È diventato un banco di prova per la capacità dell'Unione di difendere la propria strategia di decarbonizzazione, preservando al contempo una concorrenza leale per l'industria europea, mantenendo la prevedibilità giuridica alle frontiere ed evitando un più ampio scontro commerciale con i partner che considerano il CBAM una nuova e costosa barriera.
Uno strumento per il clima si trasforma in un regolamento industriale
Il meccanismo CBAM è entrato nella sua fase definitiva il 1° gennaio 2026, dopo un periodo transitorio di rendicontazione. Il meccanismo richiede agli importatori di beni interessati di contabilizzare le emissioni di carbonio incorporate e, ove pertinente, di acquistare certificati collegati al prezzo del carbonio dell'UE. Attualmente si applica ai settori ad alta intensità di carbonio, tra cui siderurgia, cemento, fertilizzanti, alluminio, elettricità e idrogeno.
La Commissione descrive la Meccanismo di regolazione del bordo del carbonio come mezzo per garantire che i beni importati siano soggetti a un prezzo del carbonio equivalente a quello pagato dai produttori dell'UE nell'ambito del Sistema di scambio di quote di emissione. La politica è concepita per ridurre il rischio di delocalizzazione del carbonio, ovvero quando la produzione si sposta al di fuori dell'UE verso giurisdizioni con normative climatiche meno rigorose, o quando i prodotti dell'UE vengono sostituiti da importazioni con emissioni incorporate più elevate.
La nuova posizione del Consiglio riflette la preoccupazione che un sistema restrittivo possa presentare evidenti lacune. Se fossero coperte solo le materie prime o i semilavorati, i produttori extra UE potrebbero essere in grado di realizzare una maggiore quantità di beni trasformati prima dell'esportazione, eludendo il meccanismo e rimanendo comunque competitivi con i produttori europei soggetti al prezzo del carbonio dell'Unione. L'estensione proposta ai prodotti a valle ha lo scopo di rendere questa strategia meno attraente.
Gli Stati membri chiedono inoltre norme più chiare per i casi eccezionali. Il Consiglio afferma che qualsiasi esenzione temporanea in circostanze gravi e impreviste dovrebbe basarsi su criteri oggettivi, tra cui l'esposizione a forti aumenti dei prezzi. Tale clausola evidenzia una delle principali tensioni della politica: il CBAM deve essere sufficientemente solido da essere rilevante, ma anche abbastanza flessibile da evitare di danneggiare il mercato interno durante gli shock.
Competitività ed equità
Il dibattito si inserisce in un momento delicato per l'Europa. I governi stanno cercando di rilanciare gli investimenti industriali, ridurre i costi energetici e di conformità e rispondere alle pressioni dei concorrenti globali. Allo stesso tempo, l'UE vuole dimostrare che l'ambizione climatica può essere integrata nella politica commerciale, anziché essere lasciata come un onere interno per i produttori europei.
Ciò rende CBAM parte di Il più ampio dibattito europeo sulla strategia industriale, dove competitività, difesa commerciale, politica climatica e autonomia strategica si sovrappongono sempre più. L'argomentazione politica a Bruxelles è che le aziende che investono in una produzione più pulita non dovrebbero essere penalizzate dalle importazioni che non subiscono un costo del carbonio paragonabile.
Tuttavia, lo strumento solleva anche legittimi interrogativi per i partner commerciali e gli operatori più piccoli. Gli importatori necessitano di dati affidabili sulle emissioni, procedure doganali chiare e prezzi dei certificati prevedibili. I produttori nei paesi in via di sviluppo potrebbero dover affrontare nuovi oneri amministrativi, anche laddove dispongano di capacità limitate per misurare e verificare le emissioni. L'UE ha dichiarato di impegnarsi a sostenere i paesi in via di sviluppo e i paesi meno sviluppati nell'adattamento al CBAM, ma l'adeguatezza pratica di tale sostegno rimarrà attentamente monitorata.
La fase successiva dipenderà dalla posizione del Parlamento e dai negoziati che seguiranno. I legislatori probabilmente esamineranno attentamente l'equilibrio tra integrità ambientale, semplicità amministrativa e rischio di trasferimento dei costi lungo le catene di approvvigionamento. Le associazioni di categoria chiederanno chiarezza sugli elenchi dei prodotti e sugli obblighi di rendicontazione, mentre gli attivisti per il clima controlleranno se la legge definitiva colma le lacune esistenti o lascia troppa discrezionalità.
Per ora, l'accordo del Consiglio dimostra che gli Stati membri desiderano che il CBAM diventi qualcosa di più di un semplice dazio di confine simbolico. Stanno cercando di trasformarlo in un sistema istituzionale funzionante: un sistema che attribuisca un prezzo al carbonio, tuteli la credibilità della politica climatica dell'UE e segnali ai fornitori globali che l'accesso al mercato europeo dipenderà sempre più da prestazioni verificabili in materia di emissioni.
La questione più complessa è se questo sistema possa rimanere equo man mano che si espande. Affinché il CBAM acquisisca legittimità, Bruxelles dovrà dimostrare non solo di tutelare l'industria europea, ma anche di applicare le regole in modo trasparente, di aiutare i partner ad adattarsi e di evitare di trattare la politica climatica come una forma mascherata di protezionismo.
