Le nuove previsioni indicano una crescita più lenta nell'area euro, prezzi più elevati e scelte più difficili per la BCE.
La notizia economica e commerciale più importante che emerge oggi in Europa è il ritorno di una pressione ben nota: l'aumento dei costi energetici sta spingendo l'inflazione proprio mentre la crescita rallenta. Nuove previsioni e dati recenti sui prezzi suggeriscono che l'area euro non sia in crisi, ma stia entrando in una fase più difficile per famiglie, imprese e responsabili politici.
L'ultima Prospettive dell'OCSE per l'area euro Prevede una crescita di appena lo 0.8% nel 2026, in calo rispetto all'1.4% del 2025, prima di una modesta ripresa all'1.2% nel 2027. L'organizzazione con sede a Parigi afferma che l'evolversi del conflitto in Medio Oriente sta pesando sull'attività economica attraverso l'aumento dei prezzi dell'energia, la diminuzione della domanda e il deterioramento della fiducia delle imprese.
Per il lettore comune, il messaggio è chiaro. L'economia europea è ancora in movimento, sostenuta dalla bassa disoccupazione e dagli investimenti pubblici, ma ha meno margini di sicurezza. Quando i prezzi dell'energia aumentano, i trasporti, il riscaldamento, la produzione e le filiere alimentari diventano più costosi. Questi costi possono poi ripercuotersi sull'intera economia, colpendo dapprima le imprese e in seguito le bollette delle famiglie.
L'inflazione è di nuovo al di sopra dell'obiettivo.
Il segnale di allarme più chiaro è l'inflazione. Secondo Stima preliminare di Eurostat per maggioL'inflazione annua nell'area dell'euro è salita al 3.2%, rispetto al 3.0% di aprile. Il settore energetico ha registrato il tasso annuo più elevato, pari al 10.9%, mentre anche l'inflazione dei servizi è aumentata al 3.5%.
Questo è importante perché l'obiettivo della Banca Centrale Europea è del 2%. Un aumento temporaneo causato dai prezzi del petrolio e del gas potrebbe non richiedere automaticamente un aumento dei tassi di interesse. Ma se le imprese e i lavoratori dovessero iniziare ad aspettarsi un continuo e più rapido aumento dei prezzi, l'inflazione potrebbe diventare più difficile da contenere. Questo è il rischio che la BCE monitorerà attentamente prima della sua prossima decisione di politica monetaria.
Il dilemma della banca centrale è scomodo. Aumentare i tassi di interesse può contribuire a contenere l'inflazione, ma può anche rendere più costoso il prestito per le imprese, gli acquirenti di case e i governi. Mantenere i tassi invariati può proteggere una ripresa debole, ma potrebbe apparire troppo passivo se le aspettative di inflazione dovessero iniziare a crescere.
Famiglie e imprese si trovano ad affrontare versioni diverse dello stesso shock
Per le famiglie, la pressione si farà sentire probabilmente sulle bollette energetiche, sui costi dei trasporti e sui prezzi dei servizi. Anche quando l'occupazione rimane relativamente stabile, un'inflazione superiore alla crescita salariale riduce il potere d'acquisto. Le famiglie a basso reddito sono generalmente le più colpite perché i beni di prima necessità rappresentano una quota maggiore del loro budget.
Per le imprese, la sfida è più disomogenea. I produttori ad alta intensità energetica devono affrontare costi di produzione più elevati. I rivenditori e le aziende di trasporto potrebbero avere difficoltà a trasferire i costi sui clienti senza indebolire la domanda. Anche le banche e gli investitori stanno monitorando se le condizioni finanziarie più restrittive inizieranno a incidere sui prestiti alle imprese e sugli investimenti privati.
Anche le finanze pubbliche sono sotto pressione. Ai governi viene chiesto di spendere di più per la difesa, la sicurezza energetica e le infrastrutture, pur rispettando le regole fiscali dell'UE. Un sostegno energetico generalizzato e indiscriminato sarebbe costoso e potrebbe aumentare la domanda di combustibili fossili. Un aiuto mirato alle famiglie vulnerabili e alle imprese redditizie rimane probabilmente l'approccio più difendibile.
Una prova di resilienza per l'Europa
L'attuale crisi si collega anche a un dibattito più ampio sulla dipendenza dell'Europa dalle importazioni di energia. The European Times ha precedentemente riferito dell'avvertimento dell'UE secondo cui lo shock energetico potrebbe aumentare il rischio di stagflazione dovuta all'aumento dei costi energetici, una combinazione di crescita debole e inflazione persistente.
L'OCSE sostiene che l'Europa dovrebbe rafforzare i collegamenti transfrontalieri delle reti elettriche ed eliminare gradualmente le aliquote fiscali ridotte e le esenzioni per i combustibili fossili. Si tratta di riforme a lungo termine, ma la logica è immediata: meno l'Europa dipende dai volatili mercati dei combustibili importati, meno è esposta agli shock geopolitici provenienti dall'estero.
Per ora, le prospettive sono prudenti piuttosto che catastrofiche. Il mercato del lavoro rimane relativamente solido, le aspettative di inflazione non sono ancora fuori controllo e si prevede una ripresa della crescita nel 2027. Ma il margine di errore si è ridotto. La questione economica europea di questa settimana non riguarda solo i prezzi o le previsioni; riguarda la capacità del continente di proteggere il tenore di vita accelerando al contempo i cambiamenti strutturali necessari per rendere meno dannosi gli shock futuri.
